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giovedì 6 febbraio 2014

Figli dello stesso padre


Finalista al Premio Strega 2013, questo romanzo è l'ultimo della pluripremiata scrittrice e traduttrice italiana Romana Petri. Germano ed Emilio, i protagonisti, sono appunto figli di uno stesso padre ma di madri differenti. Diventati ormai adulti, si ritrovano ad incontrarsi quando le loro vite sembrano avere già una forma stabile e definita, per uno con una moglie e due figli, per l'altro in una solitudine totalizzante. Eppure quel legame fortissimo, totalizzante, imprescindibile che ci unisce a chi ha il nostro stesso sangue (anche solo per metà, come in questo caso) è talmente unico da tornare sempre e comunque a galla. Per quanto si tenti di soffocarlo goffamente, per quanto l'affetto non riesca a sbocciare nel modo naturale in cui dovrebbe esserci tra consanguinei, Germano ed Emilio sono fratelli. Punto. Non c'è nulla che possa intaccare minimamente questo fatto: né l'odio radicato negli anni, né tanto meno l'invidia polverosa o il desiderio di essere qualcuno che non si è. Siamo quello che siamo e se i genitori non si possono scegliere lo stesso vale, ahinoi, per i fratelli. Ma in realtà la dura e infinita lotta che viviamo quotidianamente con loro si placa con estrema naturalezza nel momento in cui lasciamo che questo legame ci sia, esista e lo accettiamo nelle nostre vite. Basta questo per ribaltare ogni prospettiva e per aprirsi finalmente a un nuovo inizio. 
Ps: una nota a parte meritano le meravigliose voci femminili, quelle delle due madri, che sanno andare oltre ogni fragilità maschile, non tanto per una loro capacità personale, quanto invece per quell'amore totalizzante che sa provare qualsiasi donna che ha accolto il dono della maternità. 

giovedì 30 gennaio 2014

Non tutti gli uomini vengono per nuocere


Il titolo di questo libro è tutto un programma, ma se pensate che sia una banale versione post postmoderna dell'eterno rapporto conflittuale tra uomo e donna vi sbagliate. Chi conosce Federica Bosco lo sa bene. Dietro alla sua scrittura frizzante e fresca, che si beve leggera un sorso al giorno c'è una fotografia (quasi disarmante per quanto è veritiera) della realtà. Cristina, poco più che trentenne, si ritrova nel giro di poche ore senza lavoro e senza fidanzato storico (e piattola aggiungo io). Ci sarebbero tutti i motivi per buttarsi giù se non fosse che, durante un esilarante e finto tentativo di suicidio, la nostra eroina (è proprio il caso di dirlo) incontri un meraviglioso, bellissimo dottore. MM, questa la sigla con cui è indicato l'aitante Marco, stravolge la quieta e insipida vita sentimentale di Cristina e porta con sé uscite a quattro (si dà il caso che il soggetto in questione sia fidanzato), litigi, cene di Natale improvvisate, corse nel parco di prima mattina. In tutto ciò, come se non bastasse, Cristina diventa suo malgrado una celeberrima star del piccolo schermo a suon di disastri e figuracce pubblicamente condivisi. Gli ingredienti per un romanzo divertente e mai scontato ci sono tutti e infatti Federica Bosco non si smentisce. Perché infondo non conta tanto come gli uomini entrino nelle nostre vite, attraverso quali strade, con quali obiettivi, per quali motivazioni. Ciò che fa la differenza è la vita nella quale si intrufolano, ciò che importa davvero siamo noi. Perché anche se ci spezzano il cuore, ci lasciano nel gelo ad aspettare per ore in un parco pubblico deserto, non rispondono al telefono, scompaiono per giorni o ci assillano, anche se ci tradiscono o ci costringono a letto depresse sotto un quintale di coperte, siamo noi che facciamo la differenza: la nostra capacità di uscire più forti da quel dolore, più autentiche dopo quell'incontro che magari non è esattamente ciò che ci aspettavamo ma a qualcosa serve. Serve a noi stesse per capire da cosa dobbiamo fuggire. Ma soprattutto cosa vogliamo realmente dalla nostra vita. 

martedì 14 gennaio 2014

Sei come sei


Eva ha undici anni, l'apparecchio ai denti, capelli scuri e occhi indagatori. Eva fugge da Milano su un treno, per ritornare da suo papà. E il fatto che Eva una mamma non l'abbia mai avuta, che sia figlia di due papà conta poco. O meglio, non cambia di una virgola l'amore filiale che prova per il suo papà. Forse lo rende ancor più radicato e disperato. 
Le meraviglie di questo nuovo libro di Melania Mazzucco sono molte (il personaggio di Eva, con tutte le sue contraddizioni e fragilità di adolescente, la granitica nonna Margherita, il viaggio come strada in cui ritrovarsi, la musica come specchio dell'anima eccetera). Quella che però voglio sottolineare più di tutte è la storia d'amore tra Christian e Giose, i genitori di Eva, che è soltanto il corollario della narrazione. Certamente si tratta, in Italia, di un argomento taboo e Melania Mazzucco lo sa bene. Lo accompagna sullo sfondo con delicatezza, senza mai scivolare nelle rivendicazioni sguaiate, nel patetismo o nella banalità del pensiero comune. Pagina dopo pagina ti accorgi che il tema, con la T maiuscola, che si vuole porre sotto il riflettore è quello della paternità. In particolare quel legame indissolubile, fortissimo che si crea tra padre e figlia. Quello che cambia per sempre ogni parte di te (figlia), ogni singola cellula, dal primo giorno, che influenza le tue scelte, affettive e non. Eva ha bisogno del contatto fisico con il suo papà, e non soltanto perché sta attraversando una di quelle fasi della vita in cui hai bisogno di sentirti amata, voluta, desiderata. Eva ha bisogno della sua famiglia per essere quello che è e per diventare donna. 
Questo libro bellissimo sa di delicatezza, di abbracci caldi sotto le coperte, di pigiami troppo grandi, di neve fitta fuori dalla finestra, di libri raccontati, di incontri sorprendenti. Sa di vita. E ha un profumo buonissimo. 

venerdì 10 gennaio 2014

La traduttrice


Questo romanzo prende il via sulle tracce blu della tintura per capelli che Aaliya, settantadue anni, si sta applicando nel piccolo bagno di casa sua. Affacciandosi ad uno specchio di fronte al quale si riflette tutta una vita, Aaliya intraprende un lungo dialogo con il lettore. Proprio come se fosse di fronte a lei e potesse leggere nei suoi occhi gli anni trascorsi, la storia del Libano e delle persone che la protagonista ha amato. Come se dietro quello specchio ci fosse proprio lui, il lettore, come se le distanze si affievolissero al punto tale da ritrovarsi uno di fronte all'altra. La scrittura si confonde con l'ascolto, la narrazione con il dialogo puro, ma dobbiamo aggiungere ancora un elemento per inquadrare del tutto il nuovo romanzo di Rabih Alameddine: la liricità. E non si tratta soltanto delle citazioni coltissime che sostengono come puntali la struttura della storia, ma di un modo di scrivere che ricorda le pennellate degli impressionisti, i vertici della poesia del secondo Novecento. Ecco, qualcosa abbiamo detto. Certo, il minimo per stuzzicare la curiosità di chi non si lascerà spaventare da un racconto un po' statico ma di grande eleganza, dal gusto del tè rosso bollente, rigorosamente in foglie.

martedì 10 dicembre 2013

Nessuno si salva da solo


In attesa di leggere l'ultimo, attesissimo, romanzo di Margaret Mazzantini (Splendore, Mondadori) eccoci a chiacchierare di Nessuno si salva da solo. Uscito nel 2011, racconta la storia di Delia e Gaetano, una coppia come tante che, ad un certo punto, scoppia. E quando i due si ritrovano al tavolo di un ristorante, poco dopo aver distrutto tutto ciò che tanto faticosamente avevano costruito, non è più così chiaro di chi sia la colpa. Già, perché un colpevole deve sempre essere trovato ma la verità vera è che questi due splendidi personaggi, messi completamente a nudo in modo magistrale dall'autrice, sono talmente fragili e distrutti da lasciare spazio soltanto alla loro interiorità, alle loro emozioni. Ecco, Margaret Mazzantini rappresenta un sentimento che non ha un nome chiaro o preciso: quello che senti in modo definito quando qualcuno che ami per un motivo o per l'altro si separa da te, come uno strappo doloroso, un ricordo tagliente, una smorfia malinconica, una lacrima che racchiude parole e sguardi. Forse è ciò che resta quando l'amore finisce, forse è il passaggio difficile ma necessario che serve per ripartire, forse è un punto di vista da cui guardare le cose passate in modo nuovo. Forse è soltanto un luogo in cui nessuno si salva da solo.

lunedì 9 dicembre 2013

Marina Bellezza


Il successo di Acciaio è stato una bellissima novità nel panorama editoriale italiano. La conferma, per chi ancora non ne fosse convinto, che investire sui giovani paga e soprattutto che la buona letteratura italiana non è affatto morta, anzi, è più che mai viva e vegeta. Attendevo quindi con ansia di poter assaporare le più di cinquecento pagine di Marina Bellezza, titolo quanto mai evocativo e illuminante. 
La storia scorre veloce e ogni pagina contribuisce a costruire personaggi credibili e netti nelle loro mille sfaccettature; giovani trentenni che tentano di vivere la loro vita divisi tra i sogni (infranti), il peso degli errori, le ombre dei loro genitori e il desiderio (implacabile) di dare un senso alla loro vita. Non esiste una sola realtà, quella sociale ed economica, quella della crisi, quella che grida dalle televisioni che le cose non cambiano, che tutto quanto va male e andrà sempre peggio. C'è, peraltro ben radicata nelle piccole province come Biella, una realtà molto più viva, frizzante e vera, fatta di giovani adulti che vanno avanti. Lavorano, studiano, soprattutto sognano in grande il loro futuro. Allora persino una meteora come quella di Marina Bellezza, pur nella conflittualità inestinguibile del suo io più profondo, esiste e si propaga grazie a quell'energia che possiamo definire -scusate la banalità- forza della vita. 
Marina Bellezza è un libro vivo, scritto bene, che non delude chi in Silvia Avallone aveva intravisto una nuova promessa della letteratura nazionale. Marina Bellezza è una bella storia, bella non per via di uno stucchevole lieto fine e neppure per l'emozione che stringe lo stomaco in certi passaggi della narrazione. Marina Bellezza è un bel libro. Punto. Non serve aggiungere altro, fortunatamente.

giovedì 21 novembre 2013

Bookcity Milano 2013 seconda edizione


Ne avevamo già parlato un anno fa e ce ne occupiamo molto volentieri anche 365 giorni dopo. BOOKCITY MILANO è una bellissima iniziativa voluta dal Comune di Milano e dal Comitato Promotore (Fondazione Rizzoli “Corriere della Sera”, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri), a cui si sono affiancati la Camera di Commercio di Milano e l’AIE (Associazione Italiana Editori), in collaborazione con l’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e l’ALI (Associazione Librai Italiani). Si tratta di una tre gironi dedicata al mondo del libro in tutte le sue forme e dimensioni: spettacoli, dialoghi, letture ad alta voce, libri antichi, piattaforme telematiche, biblioteche. Nella Milano capitale editoriale d'Italia si concentrano eventi alla portata di grandi e piccini per accompagnare tutti nel meraviglioso universo della cultura e delle pagine stampate. Allora non ci resta che goderci questa Milano meravigliosamente nuova, pronta per tuffarsi nell'avventura di Expo 2015 e incredibilmente viva ed emozionante.
Per consultare il programma con tutti gli eventi giorno per giorno visita questo link:
http://www.bookcitymilano.it/il-programma/





Alcune immagini dell'allestimento al Castello Sforzesco. Le immagini sono tratte dal sito: