In contemporanea con l'uscita del film di Fausto Brizzi, in questi giorni nelle sale, mi sono cimentata nella lettura del delizioso libro di Federica Bosco da cui è tratta la pellicola. Al di là della bellissima copertina, un tripudio di caramelle e colori da far venire l'acquolina in bocca solo a guardarla, il romanzo si legge d'un fiato. Andrea, trentenne disoccupato, vive con la madre, la nonna, la badante di quest'ultima e ben tre sorelle in una casa non esattamente spaziosa. Si potrebbe pensare che Andrea sia un mammone di quelli parcheggiati a casa dei genitori perché incapaci di scegliere in modo autonomo e, in fin dei conti, di crescere. Certamente Andrea è un po' travolto da una tribù familiare tutta al femminile che gli impedisce di tagliare il cordone ombelicale e di cominciare a camminare da solo. La svolta, manco a dirlo, è data da una donna, Giulia, di cui Andrea forse si innamora (i sentimenti dei maschi sono sempre confusi) e che certamente gli cambia la vita. Giulia è colta, gentile, molto bella, elegante, discretamente ricca. Giulia capisce e accetta le intrusioni, i silenzi, le attese, aspetta pazientemente che Andrea sia pronto a sceglierla, ad amarla. Dunque è destinata ad essere messa da parte, tradita, ingannata. Già perché più una donna capisce, più è possibile che il maschio in questione se ne approfitti. Meglio la stronza che fa dell'uomo un tappetino da piedi, forse. Non a caso questo libro, seppur narrato con voce maschile, è scritto da una donna che sa raccontare spietatemente e deliziosamente i rapporti tra i due sessi. A furia di aspettare si rischia di perdere ciò che si ama ma forse infondo questo dolore è l'unico ci fa crescere per davvero.
Tutto quello che c'è da sapere su libri, autori, concorsi letterari....
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martedì 22 gennaio 2013
giovedì 17 gennaio 2013
I vestiti delle donne
I vestiti delle donne sono spesso lo specchio della loro anima. Lo sa bene Isabella Bossi Fedrigotti, che in questa raccolta di racconti sceglie come filo conduttore proprio le donne e i sentimenti differenti ma parimenti intensi che stanno vivendo in particolari momenti della loro vita. Che si tratti infatti di solitudine, di nostalgia, della crisi matrimoniale di una coppia o delle sensazioni che traspaiono dalla strada di un paesino di provincia, tutte le voci raccontano pensieri e sensazioni che si fermano per un istante sulla pagina, grazie alla sapiente maestria di una donna che scrive di donne e per le donne.
lunedì 14 gennaio 2013
La doppia vita dei numeri
In una brevissima introduzione Erri De Luca spiega il perché della scelta formale della sua ultima fatica letteraria. Si tratta infatti di un testo teatrale, di un racconto "in cui scompare lo scittore" (p. 9). Al di là del legame con la sua città e con la tradizione teatrale ad essa legata, crediamo che questo suo ultimo libro possa essere intressante per come riesce in modo estremamente conciso a raccontare, senza fronzoli, uno spaccato di vita quotidiana. Al centro della scena una tavola da sparecchiare, due fratelli vicini e lontani e una partita di tombola napoletana, che "estrae insieme ai numeri anche una storia. È il viaggio contrario a quello dei sogni, che da una storia venuta in sogno suggerisce i numeri da giocare al lotto" (p. 49). Tra presenze reali e soltanto immaginate, al ritmo incalzante dei botti di Capodanno che premono per farsi spazio fino a mezzanotte, Erri De Luca plasma il tempo e lo spazio per porre al centro la bellezza del rappresentare raccontando.
"Il teatro ce lo hai messo tu descrivendo la scena. Hai fatto il teatro appena adesso e non te ne sei accorta. Se non c'eri tu a vedere la scena e riferirla, quella sarebbe rimasta vita e basta. Ma tu la dici, la fai rivivere, la raddoppi e diventa teatro." (pp. 38-39).
sabato 12 gennaio 2013
Venere in metrò
Gaia ha trentotto anni, porta la taglia trentotto e vive a Milano. Sposata con un uomo ricco e importante, ha una figlia, Elettra e due amiche con cui si ritrova spesso per aperitivi o sfilate di moda.
Il romanzo di Giuseppe Culicchia incomincia quando la vita di Gaia arriva a un punto di non ritorno: un licenziamento inaspettato e soprattutto un marito che non è esattamente la persona che credeva di conoscere. Già, perché Gaia, alla rispettabile età di trentotto anni, realizza ciò che noi donne dovremmo sapere da sempre e ricordarci ogni giorno della nostra esistenza: gli uomini scompaiono. Sembra il loro sport preferito. Ti abituano alla loro presenza e poi fuggono via lasciandoti in un mare di guai (anche economici nel caso della protagonista). Il punto però è un altro ed è soprattutto questo quello che dovremmo imparare dal libro in questione: le donne, per quanto frivole, appassionate di moda, fragili, complessate, fashion victim, bugiarde a tratti, egoiste... le donne sanno crescere. Sanno rialzarsi quando cadono, rimboccarsi le maniche e ricominciare. Gli uomini fuggono. Fortunatamente la vita ci insegna a sopravvivere anche senza di loro.
venerdì 11 gennaio 2013
E poi, Paulette...
Certe volte la vita è capace di stupirci, con incontri inaspettati, con piccole e grandi sorprese nascoste proprio in quegli angoli in cui mai ce le saremmo aspettate. Ma la vita ha anche bisogno che noi mettiamo in tutto ciò il nostro contributo, che le permettiamo di agire e di meravigliarci come fossimo bambini. Non c'è età per credere alle fiabe. E quella di Barbara Constantine (Einaudi, Stile Libero Big, 2012, 17,00 euro) è una bellissima fiaba che parla al cuore.
Ferdinand vive in una grande casa vuota, tutto solo e un giorno decide di fare qualcosa per la sua vicina di casa, la signora Marceline, la cui casa sta crollando a pezzi a causa di grandi buchi nel tetto. Qualcuno dice che una buona azione porta sempre un'altra buona azione. Detto fatto. Perché oltre a Marceline e al suo ampio esercito di animali (cani, gatti, asini...) ben presto nella casa di Ferdinand arrivano molti altri amici: Simone e Hortense, Guy, Muriel, Kim... non si tratta sempre di anziani ma che importa? La gioia di una casa piena di vita diventa un'attrazione per chiunque non abbia una famiglia ma desideri tanto averne una. Con delicatezza e insieme con la forza della speranza, Barbara Constantine ci racconta una storia dal sapore dolce di amore e tenerezza e ci ricorda che la vita, comunque vadano le cose, è più forte di tutto.
"Negli occhi di Guy, almeno, è sempre Gaby. Lui non si ferma alla superficie. Come quello specchio da quattro soldi. La cerca in profondità, là dove si nasconde. La illumina con il suo amore." (p. 61)
domenica 16 dicembre 2012
Come ho perso la guerra
A dispetto del titolo e del carro armato in copertina, il romanzo di Filippo Bologna non racconta di una guerra, o meglio non solo e non semplicemente di questo. Racconta di un uomo che si confronta con la sua famiglia, i suoi antenati, i suoi contemporanei, con la donna che ama e soprattutto con la realtà che lo circonda. Cosa mai potrà succedere in un piccolo paesino della Toscana in cui tutti si conoscono e la routine quotidiana è ormai la normalità? Bé per esempio che arrivi un magnate a sconvolgere i consolidati equilibri cittadini con una proposta economica che sconvolge il paese. Ma non si tratta soltanto di schierarsi da una parte o dall'altra, di supportare o di combattere appunto l'Ottone Gattai della situazione. Perché forse, quello che Filippo Bologna vuole comunicarci è la difficoltà estrema con cui un uomo affronta il mondo che lo circonda tentando di cambiarlo secondo i suoi principi e la sua morale, parola e soprattutto concetto quanto mai fuori moda oggi. Al dì là della trama, che porta ad immaginare ogni singolo albero del paesino in cui la storia è ambientata, bisogna riconoscere a Filippo Bologna, e una volta tanto all'editor che ce l'ha consegnato su fogli di carta riciclata, il merito di scrivere in un italiano meravigliosamente fluente, dolce come l'acqua della montagna e insieme incrostato di quei toscanismi a cui ci hanno abituato i grandi della letteratura italiana. Per una volta, lasciatecelo dire: evviva!
Per la scheda del libro si veda la pagina di riferimento sul sito dell'editore:
martedì 4 dicembre 2012
L'angolo dei lettori ribelli

Quando un libro non lo prendi tu (dallo scaffale della biblioteca o della libreria) ma qualcuno lo sceglie per te, lo leggi con ancora più curiosità, cercando qualcosa che ti somigli o almeno un indizio del perché abbiano scelto proprio quello. Il libro di Rebecca Makkai forse ha come protagonista una ragazza un po' fuori dal tempo, di quelle un po' rare ma non ancora del tutto estinte ventiseienni che credono nei libri, sono certe che i libri possano salvare la vita delle persone. Sognatrice? Idealista? Forse, ma si vive di sogni infondo.
Lucy Hull fa la bibliotecaria e lo fa talmente in modo ostinato da farsi venire un eritema sulle gambe a causa del contatto con la poltroncina della sua scrivania, collocata nella sezione ragazzi.
Lucy Hull consiglia i libri a quei lettori in grado di comprenderne il contenuto eccezionale. Ma c'è un piccolo lettore in particolare che Lucy stima, perché sa che il suo cuore si sta plasmando pagina dopo pagina e si sente parte di quella creazione. Ian e Lucy diventano complici, amici, legati da un filo indissolubile che si chiama letteratura. L'amore per i libri può essere totalizzante e a tratti forviante perché si ha l'illusione che la realtà sia regolata dalle stesse leggi che si trovano tra le pagine. E il confine è talmente labile che a volte svanisce o pare svanire. Ma l'importante è che al termine di quella straordinaria avventura, qualunque essa sia, ci rimanga la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di autentico, che ci ha permesso di scoprire chi siamo davvero. Ecco, i libri forse servono a questo, a salvare la nostra vita da noi stessi.
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